sabato 25 dicembre 2010

Merry Christmas - Buon Natale

In un giorno come questo c'è veramente ben poco da dire, tranne che augurare un:
BUON NATALE 
A TUTTI

Con la speranza che oggi, ma non solo oggi, possa essere . . .

E per chi ama qualcosa di più natalizio . . .

martedì 21 dicembre 2010

Come Scaricare Video da RAI.TV

Può capitare di tanto in tanto di voler scaricare un video da Rai.tv per una miriade di motivi diversi, in primo luogo perchè l'adsl che fa i capricci e quindi diventa poco bello vederseli a scatti.
Scaricare un video dal sito Rai è possibile, ma da quando Rai.tv usa Microsoft Silverlight, è diventato un po' macchinoso. Questo è l'ultimissimo modo per scaricare un video dal sito Rai, ma avviso fin da subito che ogni tanto la Rai scopre il modus operandi, e cambia un po' di cose, e di conseguenza bisogna aspettare i nuovi "metodi".

Utilizzeremo due metodi pressochè uguali, solo che si richiede l'utilizzo di software differenti.
Prima di tutto bisogna andare nella pagina RAI dove risiede il video che interessa ed individuare l’indirizzo del flusso video.
Se si usa Internet Explorer :
Cliccare sulla pagina con il tasto dx su HTML e nella pagina che si apre andare in Modifica. Trovare la parola “videourl” oppure “mms” o ancora “media polis” (dipende dal video) e copiare l’indirizzo URL che sta subito li vicino (quello che comincia per http).
Se invece usi Firefox, per cercare quel link cliccare sulla pagina sempre con il tasto dx e andare su Visualizza Sorgente Pagina. Trovare  una delle parole indicate prima per poi copiarte l’indirizzo.
Una volta otteuto l’indirizzo in mano, devi scaricare ed installare VLC (un player video gratuito fra i più rinomati) ed una volta lanciato il programma andrare in Media > Converti/Salva… > Rete e nella casella chiamata Indirizzo inserire l'indirizzo copiato prima. Poi cliccare su Converti/Salva > Sfoglia ed inserire un nome a caso seguito dall’estensione .asf in un percorso conosciuto. Poi cliccare su Salva e nella casella “Profilo” selezionare “Video - WMV + WMA (ASF)”.  Premere Avvia e dopo un tempo più o meno uguale alla durata del video interessato, si avrà la copia sul PC nella cartella selezionata e pronto per essere visto con calma con il player preferito!
L'indirizzo mms si può ottenere anche in un altro modo.
Il primo passo da compiere è copiare l’indirizzo web della pagina RAI in cui si trova il video che ci interessa. Fatto questo colleghiamoci a Dariosky e incolliamo il link.Dove va incollato il link? Vedete il riquadro rosso nell’immagine qui accanto? Ecco, lì.Clicchiamo quindi sul pulsante “scarica il video” e successivamente copiamo il “Link al video“. Come? Premendo il pulsante destro del mouse sulla scritta che abbiamo evidenziato in giallo e poi cliccando su Copia indirizzo.
Dopo si può procedere esattamente come descritto prima, cioè copiando l'indirizzo nel player VLC ecc ecc...
Oppure bisogna scaricare un piccolo software gratuito, Orbit Downloader. Sfortunatamente questo programmino è disponibile solo per sistemi operativi targati Microsoft: quindi Windows XP, Vista e Seven.
Il passo successivo prevede l’apertura di Orbit Downloader.
Seguiamo ora i numeri dell’immagine. Clicchiamo l’icona “New” e nella finestra che apparirà, “Create New Download“, selezioniamo il riquadro URL. Ora incolliamo l’indirizzo che abbiamo copiato nel passaggio precedente, quello del “link al video“. Ora, cliccando su “Browse” possiamo scegliere dove salvare il nostro video, ovvero la cartella di destinazione. Infine diamo un nome comprensibile al nostro file, cambiandolo dalla casella “Save as“. E qui un avvertimento è d’obbligo: l’estensione del file deve essere obbligatoriamente wmv: se così non fosse il file risulterà illeggibile e noi ci troveremo ad aver fatto un lavoro inutile. Siamo quindi giunti all’ultimo passaggio: clicchiamo su “Download” e OrbitDownloader comincierà ora a scaricare il nostro filmato. Al termine del download troveremo il nostro file nella cartella di destinazione che abbiamo precedentemente stabilito, con il nome che gli abbiamo assegnato.
Bene questa piccolissima guida spero che possa esservi utile in qualche modo, a me senza dubbio, ogni vota che dovrò scaricare un video dal sito Rai, impedirà di impazzire sul web alla ricerca di modi semplici e veloci da utilizzare.
CIAO

venerdì 17 dicembre 2010

Ogni cervello in fuga vale 148 milioni di euro

L’esportazione delle “intelligenze” dovrebbe essere un punto d’orgoglio per un paese.
E l’Italia non ha eguali nel comparto. Specie nel settore medico, dove gli ultimi 4 Nobel ‘tricolori’ sono stati premiati sempre per la loro opera in strutture sanitarie e di ricerca non italiane.
Ma il fatto drammatico è che il lavoro intellettuale di qualità porta benefici economici molto rilevanti ai paesi di destinazione e non a quelli di partenza. E, allo stesso tempo, non c’è un movimento in senso inverso: l’Italia non attrae i ricercatori più quotati.

Vediamo in termini concreti cosa significa per il nostro paese la fuga dei ricercatori (centinaia ogni anno) che se ne vanno per trovare laboratori che sostengano i loro studi e ne premino il merito. Lo studio effettuato dall’ICom (Istituto per la Competitività), dice quanti soldi siano fuggiti insieme ai cervelli: dal 1989 ad oggi l’Italia si è lasciata scappare l'icredibile cifra di circa 4 miliardi di euro, cedendoli ai paesi che hanno accolto i nostri talenti, primi tra tutti gli Stati Uniti, seguiti da Francia e Svizzera. Lo studio ha effettuato una valutazione della fuga dei top scientist: ha preso in esame gli ultimi 20 anni, durante i quali sono stati depositati 155 domande di brevetto di cui l’inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all’estero mentre 301 è il numero totale di brevetti a cui i nostri hanno contribuito come membri del team di ricerca. Il valore attuale dei brevetti diretti dai top 20 italiani fuggiti all’estero è di 861 milioni di euro netti e su 20 anni il dato si attesta a 2 miliardi di euro netti. Se si considerano invece tutti i brevetti (inventore principale o membro del team), arriviamo ad un valore di 1,7 miliardi euro e a 3,9 miliardi di euro nell’arco degli ultimi 20 anni, cifra che può essere paragonata all’ultima manovrina correttiva dei conti pubblici annunciata dal governo qualche mese fa.

Il 35 per cento dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca abbandona il paese, fra i primi 100 è addirittura uno su due a scegliere di andarsene perché in Italia non riesce a lavorare.  Nella top 20 dei migliori ricercatori italiani che oggi lavorano all’estero, su cui si basa lo studio presentato, compaiono la migliore scienziata donna, il ricercatore più giovane e il più eclettico. Tra i 20 anche Napoleone Ferrara, l’ultimo dei Lasker Awards per la ricerca clinica (l’ambito premio internazionale che spesso prelude ad un Nobel). Ferrara ha ricevuto il Lasker per i suoi studi su un farmaco che blocca la perdita della vista nei pazienti con degenerazione maculare senile umida, patologia che in passato conduceva alla cecità totale; nel 1988 ha lasciato Catania, dove è nato e ha studiato, per approdare negli Stati Uniti e oggi è il secondo migliore ricercatore italiano in termini di pubblicazioni e di impatto scientifico.

In rapporto alla scarsità di stanziamenti e al fatto che in Italia il numero sia più basso rispetto agli altri principali Paesi del G7 (da noi sono complessivamente 70.000, in Francia 155.000, in Regno Unito 147.000, in Germania 240.000, negli USA 1.150.00, in Canada 90.000 e in Giappone 640.00) i nostri ricercatori possiedono un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28 % di pubblicazioni scientifiche. L’Italia è terza dopo l’Inghilterra (3,27%) ed il Canada (2,44%). Dopo di noi ci sono, in ordine, gli Stati Uniti (2,06%), la Francia (1,67%) la Germania (1,62%).

Ma quanto costa al nostro paese lasciare scappare oggi un giovane talento della ricerca? Secondo lo studio dell’ICom’, la valutazione della potenziale perdita di valore è quantificabile in 63 milioni di euro attuali per ogni giovane top scientist che il sistema della ricerca italiana si lascerà sfuggire. Se invece consideriamo la durata totale media di produzione scientifica, la quantità crescerebbe sino a 148 milioni di euro netti (arrivando a più di 200 milioni per uno scienziato specializzato in farmaceutica).

giovedì 2 dicembre 2010

Difendiamoci dagli Autovelox selvaggi

Comuni che installano anche 7 autovelox in due km, cartelli con la scritta “controllo elettronico della velocità” seminati a manciate anche se la macchinetta non c’è, semafori mutilati delle telecamere col cartello “rilievo fotografico del passaggio col rosso”, autostrade col portale “tutor in funzione” e tu non sai se è l’inizio o la fine del controllo di velocità.L’Italia è ormai in perenne, assurdo e incomprensibile conflitto fra chi fa le multe e chi le subisce. Troppi amministratori non rispettano le regole e approfittano della confusione, ma tanti automobilisti vogliono rispettare le leggi e ci chiedono di fare luce su ciò che è lecito e ciò che è “abuso di potere”. Dove e come si possono effettuare i controlli di velocità?
Strade comunali
Chiariamo che sono comunali le strade comprese all’interno dei cartelli che segnalano l’inizio e la fine di un Comune. Al loro interno non si possono istallare autovelox fissi o senza la presenza di un agente e senza contestare immediatamente la violazione. Quindi si possono usare strumenti di controllo senza limite e senza alcuna autorizzazione prefettizia, ma solo con la presenza di agenti e fermando sempre l’automobilista. La postazione va segnalata anche nell’ambito urbano con carlelli ben visibili sistemati ad almeno 80 metri prima del controllo. L’autovelox non può essere montato a bordo di vetture private e, quando lo è su vetture di servizio, queste devono tener accese le luci blu. La legge vuole che la postazione di controllo sia ben visibile e non nascosta.
Le grandi metropoli possono istallare postazioni fisse, senza la presenza di agenti e senza fermare l’automobilista, solo su tangenziali e strade di grande scorrimento, previa autorizzazione prefettizia.
Per riassumere, tutti i Comuni che hanno istallato nel loro ambito: cassonetti, chioschi e pali con macchinette fotografiche (postazioni fisse) devono spegnerli perché illegali. Non solo, ma devono anche rimuovere i cartelli che ne segnalano la presenza. I verbali che notificano infrazioni rilevate con tali strumenti sono illegittimi e vanno contestati di fronte al Giudice di pace o al prefetto.
Strade provinciali e regionali
Sono tutte quelle esterne ai Comuni e che non abbiano le caratteristiche di superstrade o autostrade. Qui i Comuni possono chiedere ai prefetti di adottare postazioni fisse e senza la presenza di agenti. Tuttavia la loro autorizzazione è subordinata a certi requisiti, che sono: pericolosità della strada, elevata incidentalità, impossibilità di adottare altre misure più efficaci. La postazione deve essere segnalata a destra e a sinistra della carreggiata con cartelli regolamentari per dimensione, colori, caratteri e palo di sostegno (quindi sono irregolari quelli poggiati per terra). Tali cartelli devono trovarsi ad almeno 150 metri dalla postazione, e ripetuti in caso di incrocio. A sua volta, la postazione (sia essa fissa o mobile) deve essere piazzata ad almeno 1000 metri dal segnale stradale che riduce la velocità da 90 km/h al limite inferiore. La legge prevede correttamente che non si debbano azionare i freni per adeguarsi al nuovo limite (sarebbe illogico), ma che basti semplicemente togliere il gas per qualche centinaio di metri per scendere al nuovo limite.
Queste norme valgono anche per le postazioni mobili che polizia stradale e carabinieri possono sempre utilizzare sulle strade provinciali senza alcuna autorizzazione prefettizia. Per quanto riguarda le polizie municipali, costatiamo che le pattuglie inviate a nascondere trappole sulle provinciali sono quasi scomparse da quando il Codice stabilisce che i proventi di tali sanzioni siano spartiti in parti uguali con le province. Evidentemente, ai Comuni non piace fare cassa per conto terzi.

Consiglio popolare: quando viaggiate e vi imbattete in un controllo di velocità, esaminate bene se rispetta le regole ( forma dei cartelli, posizione, distanza, luci blu). E se non sono regolari fotografateli e mostrateli su Internet. Purtroppo, quando si riceve il verbale, in genere non si è più in tempo per documentare l’abuso, specie se si trattava di una postazione mobile.

Fonte: Auto.it