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mercoledì 6 luglio 2011

Attacco hacker alle università italiane

Manco da questo blog da un po' di tempo, ma questo è il momento giusto per ritornarci su, visto che oggi, nel pomeriggio è uscita la notizia di un attacco alle università italiane.
La news si è appresa direttamente su un account Twitter: i dati degli studenti e dei professori di diverse università italiane sono a disposizione di tutti, a opera di un hacker o gruppo, che dal nome ricorda quel gli attivisti di Lulz Security, che tempo fa misero a ferro e fuoco il PlayStation Network 2 della Sony, il sito della Cia 3, quello del senato degli Stati Uniti, fra gli altri.

Nei documenti contenuti in un unico file pubblicizzato con tre tweet diversi informazioni ed elenchi di studenti e docenti che variano a seconda della singola università: nelle cartelle relative ad alcune università compaio anche numeri di cellulari di alcuni studenti, per altre si tratta di email corredate dalle relative password, in alcuni casi i danni sono limitati a informazioni di non particolare rilevanza, mentre nei casi peggiori vi è tutto tutto: nome, cognome, email, numero di telefono, indirizzo, password e codice fiscale degli studenti.
Il comunicato di rivendicazione:
Oggi è un grande giorno per tutti noi e un pessimo giorno per le università italiane. I loro siti sono pieni di debolezze. Alcuni si credono al sicuro e con password inattaccabili. E voi, popolo italiano, state dando tutti i dati a idioti come questi? È uno scherzo? Cambiate la vostra password, ragazzi! Cambia il tuo concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto trapelare molto di più. Avremmo potuto distruggere il tuo db e la rete. Eri pronto per questo?
Gli atenei coinvolti sono: Università degli Studi di Bologna, Siena, Salerno, Salento, Cagliari, Bari, Pavia, Foggia, Messina, Urbino, Torino, Modena e Reggio Emilia, La Sapienza di Roma, Pontificia Università Antonianum, Seconda Università degli Studi di Napoli, Bocconi, Bicocca e Politecnico di Milano.
Quindi signori miei anche la nosta università.
Il consiglio è che gli studenti delle università coinvolte verifichino di non essere nella lista divulgata e in ogni caso provvedano a cambiare le proprie password.
Per avere la lista cliccate <qui>

domenica 5 giugno 2011

REFERENDUM . . . Vai a votare

Il 12 e il 13 giugno si vota per il referendum. Sono quattro i quesiti sottoposti ai circa 50 milioni di italiani chiamati alle urne: due riguardano la gestione dell'acqua, gli altri il nucleare ed il legittimo impedimento. Si tratta di referendum abrogativi, che chiedono cioè di eliminare norme attualmente in vigore. Questo significa che i cambiamenti ci sarebbero solo con la vittoria del "". In pratica chi è contrario a queste norme e vuole eliminarele deve votare SI. Nel caso, infatti, di vittoria del "No" o nell'ipotesi di mancato raggiungimento del quorum di validità del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, resterebbe tutto com'è.
I seggi resteranno aperti domenica 12 giugno dalle ore 8:00 alle 22:00 e lunedì 13 giugno, dalle ore 7:00 alle 15:00. Questo significa che potete andare a votare tranquillamente la domenica prima di andare al "mare" o quando siete rientrati, dopo che vi siete preparati, quando state uscendo per un happy hour. Oppure il lunedì prima di andare al lavoro/scuola.
Il tempo c'è!


Quesito 1 - Scheda di colore ROSSO: il primo quesito chiede di abrogare la legge che privatizza la gestione dell'acqua affidandola a imprenditori, a enti privati o a società miste pubblico/private. Risposta SI: Viene cancellata la legge che stabilisce che la gestione dei servizi idrici è affidata a privati o a società miste.

Quesito 2 - Scheda di colore GIALLO: il secondo quesito chiede agli elettori di pronunciarsi sull'abrogazione parziale della norma che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito". Risposta SI: Viene cancellata la legge che permette di remunerare la vendita dell'acqua. Le aziende possono farsi pagare solo le spese di manutenzione degli impianti.

Quesito 3 - Scheda di colore GRIGIO: si chiede di abrogare la norma che prevede la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare". Risposta SI: vengono cancellate le norme che autorizzano la costruzione di impianti per l'energia nucleare.

Quesito 4 - Sheda di colore VERDE CHIARO: con la quarta e ultima scheda, si chiede di abrogare la norma che consente al presidente del Consiglio o a un ministro per la durata del mandato di non presentarsi in Aula in sede di processo penale invocando il legittimo impedimento. Risposta SI: il legittimo impedimento viene cancellato ristabilendo il principio di uguaglanza che la "legge è uguale per tutti".

martedì 31 maggio 2011

4 SI . . . per dire un NO

Oggi, come ieri, giorno di grande giubilo, ma non starò qua a dirvi il perchè. Chi come me si e fatto delle grosse grasse risate sa a cosa mi riferisco!

:-)

Ma da oggi dobbiamo impegnarci tutti su qualche cosa che sta a cuore tutti noi. Dobbiamo essere virali, contagiosi, cercare di allargare il più possibile il consenso che già c'è. A cosa mi riferisco?
Ai REFERENDUM!!!
Vi dico solo che dovete votare su tutte le schede SI

Perchè con il nucleare non si scherza.
Perchè l'acqua è un bene di tutti, e poche persone non possono lucrarci sopra.
Perchè la legge è uguale per tutti.


Mi raccomando, conto su tutti voi!

mercoledì 16 marzo 2011

Disastro Fukushima. Ragionamento sul nucleare in Italia.

Stiamo vedendo tutti quanti l’immane tragedia che accade in questi giorni in Giappone, e sappiamo tutti quanto la popolazione di quel paese stia pagando per il semplice fatto di vivere in una terra particolarmente sismica. Terremoto magnitudo 9.0 e successivo Tsunami hanno devastato un paese intero. Scene e immagini che ci giungono ti fanno accapponare la pelle e stringere forte il cuore per il dolore.
Ma la catastrofe giapponese apre di nuovo il dibattito sulla sicurezza del nucleare, un dibattito che in realtà non è mai stato chiuso e che merita particolare attenzione. Purtroppo in Italia non si riesce a fare una sana riflessione, senza che le fazioni politiche diventino super faziose. E non solo. in Italia l'informazione, si sa, la fa soprattutto la TV, in mano al governo (favorevole al ritorno del nucleare), e infatti non dico che il problema sicurezza non sia toccato, ma viene lambito dolcemente senza sollevare troppe preoccupazioni. Dire alla gente di andarsi ad informare su internet, è troppo per una popolazione la cui alfabetizzazione informatica è alla base. Fortunatamente da questa estate c'è il TG La7, che riesce a fare una degna informazione. Questo è quello che diceva Mentana il 15-03/2011 al TG delle 20.



Adesso cerchiamo di ragionare.
Siamo sinceri, nessuno sa quello che è meglio. Ma proprio nessuno. e questo lo si capisce anche dalle dichiarazioni contrastanti di tutto il mondo scientifico internazionale. C'è chi è pro e c'è chi è contro. Un esempio tutto italiano? Margeherita Hack è pro nucleare, mentre il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia è contro, pronunciandosi più a favore del solare termodinamico (vedi il Progetto Archimede).
E allora che fare? A giugno c'è il referendum. Vediamo di concentrarci e capire come stanno le cose.

Sulla questione sicurezza, i cosiddetti esperti, malgrado la catastrofe giapponese,potrebbero asserire, anczi lo stanno già facendo, che le moderne centrali, quelle di terza generazione, sono supersicure.
In Italia dovremmo costruire le centrali di ultima generazione. Quelle di 4° generazione allora. NO! Perchè quelle di 4° generazione pur essendo da decenni allo studio, non si sono ancora concretizzati in impianti utilizzabili diffusamente in sicurezza. Alcuni ritengono che saranno disponibili commercialmente fra alcune decine di anni (2030-2040) (Wikipedia dixit).
Le centrali nucleari di terza generazione, quelle che dovranno essere costruite nel nostro Paese, e che stanno sbandierando come molto più sicure delle obsolete centrali nucleari di seconda generazione inclusa Fukushima, sono alimentate con combustibile Mox. Il terzo reattore della centrale nucleare giapponese di Fukushima-Daiichi, dove due notti fa si è verificata un’esplosione che sta facendo tremare il mondo, è alimentato con combustibile Mox. Vediamo cos'è il Mox. E' una miscela di uranio impoverito e plutonio, che il politico ambientalista americano Ralph Nader ha definito “la sostanza più tossica conosciuta dall’uomo”.
In più si dice che l’Italia non è un paese paragonabile al Giappone per intensità sismica. Peccato che contemporaneamente la Protezione Civile afferma esattamente il contrario:
L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo [...] In Italia, il rapporto tra i danni prodotti dai terremoti e l’energia rilasciata nel corso degli eventi è molto più alto rispetto a quello che si verifica normalmente in altri Paesi ad elevata sismicità, quali la California o il Giappone.
L'altro problema è quello delle scorie. Dove metterle? Nessuno al mondo lo sa.
Facciamo delle precisazioni. Le scorie nucleari non sono tutte uguali. E' un tipico errore dei giornali confondere le scorie. Le scorie nucleari si distinguono in base al grado di radioattività da cui dipende anche la durata del decadimento e la loro pericolosità:
  • Alta attività (scorie di 3° grado): il grado di radioattività elevato in queste scorie implica un lungo periodo di decadimento, fino a 100.000 anni. Le scorie di terza categoria sono, in particolar modo, le ceneri prodotte dalla combustione dell'uranio e gli oggetti vicini al reattore.
In tutto il mondo è stato identificato soltanto un sito "sicuro" per ospitare in profondità le scorie (deposito geologico) per migliaia di anni. Si trova in una zona desertica nel New Mexico (Usa) e ha richiesto oltre 25 anni di studio. Gli Usa hanno investito oltre 2,2 miliardi di dollari nello studio della sicurezza dei depositi geologico. Ciò nonostante ancora nulla sembra potersi affermare con certezza.
  • Media attività (scorie di 2° grado)
  • Bassa attività (Scorie di 1° grado): Queste ultime due categorie hanno una vita radioattiva inferiore. Necessitano soltanto di poche centinaia di anni per decadere.
Tutti i centri di stoccaggio europei hanno natura "temporanea" per rispondere al criterio di reversibilità delle scelte. Non conoscendo con precisione le conseguenze dello stoccaggio delle scorie radioattive nel tempo, si rende così possibile un loro futuro trasferimento in altri luoghi.
Cioè in pratica non si sa cosa farne delle scorie e lasciamo il problema alle prossime generazioni.

Dopo la sicurezza, l'altra voce che spesso si solleva è la questione economica. Si sente spesso dire che il prezzo del kilowattora (simbolo kWh) del energia nucleare è più bassa ripetto alle altre forme di energia, si afferma che il nucleare è competitivo e che se noi producessimo energia atomica pagheremmo meno le bollette. Ma questo è vero? NO!
E spiego anche il perchè. Perchè chi fa queste affermazioni o le fa o in malafede, o non sa di cosa sta parlando. La realtà è questa. Il kWh prodotto in realtà costa di meno, ma a questo prezzo non viene aggiunto, cosa che si fa con tutti gli altri tipi di centrali elettriche (carbone, petrolio, idroelettrica e rinnivabili), tutta una serie di costi aggiuntivi. Ed è con quei costi reali che poi il kWh atomico non conviene più. Per chiarire.
Il costo variabile del nucleare appare a prima vista tra i più bassi. Riprendendiamo ora una tabella comparativa del 2003 (è una tabella datata, il fotovoltaico oggi con le nuove tecnologie costa molto meno) per rendere meglio l'idea:
  • 0,02 € centrali idroelettriche esistenti
  • 0,02 € carbone
  • 0,03 € nucleare
  • 0,04 € gas
  • 0,05 € biogas
  • 0,07 € geotermico
  • 0,07 € eolico
  • 0,07 € nuove centrali idroelettriche
  • 0,12 € celle a combustibile
  • 0,57 € fotovoltaico
    (dati costo medio KWora in euro)
Il costo variabile dell'energia nucleare può trarre in inganno poiché questa, come detto, non include l'intera spesa che il pubblico deve sostenere per realizzare, gestire, e smantellare (dopo 40 anni) una centrale. In più bisogna aggiungere il costo dello stoccaggio delle scorie e il costo della custodia per varie migliaia di anni dei siti che ospiteranno questi rifiuti speciali. Analizzando complessivamente il sistema energetico, ovvero partendo dalla costruzione delle centrali sino anche alla complessa gestione dei rifiuti, si riscontra un notevole incremento nei costi sociali e una scarsa convenienza economica.

Principali paesi estrattori di uranio
Andamento del prezzo dell'uranio
Analizziamo ora un'altra voce. L'indipendenza energetica che l'Italia acquisterebbe non essendo più dipendente dal petrolio.
Allora vediamo. Come funzionano le centrali nucleari? Grazie a qualche magico dispositivo che le rende completamente autonome? Magari! Ma non è così. Funzionano grazie all'uranio. E il fatto che funzionano con l'uranio ci darebbe una parziale indipendenza energetica? Assolutamente no. Il problema verrebbe solo spostato dal petrolio all'uranio. L’uranio proviene da paesi stranieri, è scarso, ed è soggetto ad esaurimento. Quindi il suo prezzo è in continuo aumento. Tutto ciò crea una totale dipendenza, come è oggi per il petrolio. E non me lo invento. Andate su Wikipedia e vedrete che dice che negli ultimi anni (2001-2006) la richiesta mondiale di uranio è fortemente aumentata . . . per soddisfare la crescente domanda molti paesi consumatori e produttori hanno iniziato ad intaccare le cosiddette fonti secondarie di uranio, ossia le scorte accumulate in deposito nei decenni precedenti. Come risultato il prezzo dell'uranio sul mercato mondiale ha subìto una forte impennata. . .  Tre soli paesi (l'Australia, il Canada e il Kazakhstan) contengono circa il 58% delle riserve note economicamente estraibili attualmente. Questi tre paesi sono anche i principali produttori di uranio (dati 2009).

Ed ecco smontate una ad una le tesi dei favorevoli al ritorno del nucleare.
Sapete invece cosa dicono le grandi compagnie?
La storia dell'energia dei prossimi anni, dicono anche le compagnie petrolifere, sarà il boom delle fonti rinnovabili. Ormai, pannelli e turbine non sono più giocattoli, ma costituiscono mega impianti, in grado di rivaleggiare, per elettricità fornita, con le centrali tradizionali. Un gigante del petrolio, come la Bp (quella del disastro nel golfo del Messico), prevede che, nel 2030, la quota delle rinnovabili, nell'offerta di energia, sarà pari a quella del nucleare.
2030? Ma bisogna aspettare così tanto? Ma sapete quanto ci vuole a costruire una centrale nucleare? Del resto, anche per avere l'elettricità nucleare in Italia, dovremmo aspettare il 2025-2030 (sempre che non si proceda come per la Salerno-Reggio Calabria).
La soluzione migliore è un mix di energie. Eolico, eolico of shore e fotovoltaico, da soli non riescono a fare nulla, ma tutti insieme ed aggiunti al fatto che ognuno di noi (grazie agli incentivi che il Governo ci leva) può produrre energia sul proprio tetto, l'isolamento termico degli edifici, onde, maree, bioenergie, correnti, calore della terra, salinità del mare, aprono nuovi scenari entro i quali si intravde la possibilità di farcela anche senza atomo.

Questa è la realtà dei fatti. Adesso avete bene o male tutte le informazioni necessarie. Informatevi di più da soli e poi cercate di tirare le somme.
Il messaggio di tutto questo alla fine è: "Non facciamolo il nucleare in Italia"



Info: Ecoage.com
Info: Ecoage.com
Info: Agoravox.it [La truffa dei costi del nucleare]
Info: Agoravox.it [Frattini e le sue dichiarazioni sul nucleare]
Info: Agoravox.it [Ecco perché dire un NO deciso al nucleare]
Info: La Repubblica

sabato 5 febbraio 2011

Pannelli solari galleggianti

Sono partiti ad Avetrana (TA) i lavori per la realizzazione del Progetto Loto, un nuovo sistema di impianto fotovoltaico galleggiante.
Si tratta del primo impianto del genere in Puglia, del secondo in Italia (l’altro, realizzato dalla ditta Daiet di Cisternino (BR), si trova in provincia di Ravenna) ma rientra comunque nella lista delle eccellenze mondiali dove compaiono insieme a quelli di Giappone, Emirati Arabi, Scozia, California.
Il sistema è stato voluto dal Comune e pensato per soddisfare i fabbisogni energetici delle aziende agricole e dei consorzi di bonifica in prossimità degli specchi d’acqua, perché ha un elevato grado di integrazione ambientale, non toglie spazio all’agricoltura e riduce l’evaporazione dei bacini stessi.

E’ frutto di tre anni di ricerca ed è costituito da elementi galleggianti in plastica su cui sono posti i moduli fotovoltaici e una passerella per consentire le operazioni di manutenzione. L’isola quadrata coprirà una superficie di 255 mq ed avrà una potenza di picco di 19,80 Kw. A realizzarlo la ditta pugliese, leader del settore, che già pensa alla possibilità di lavorare a impianti in mare aperto e con maggiori capacità produttive, anche superiori al Mw.
Negli Emirati Arabi esiste La Solar Islandi, a Ras al-Khaimah, sulle acque del Golfo Persico: è alta 20 metri, ha un diametro di un chilometro ed è completamente ricoperta da pannelli fotovoltaici orientabili.
In Giappone, i ricercatori della Kyushu University hanno messo a punto Floating Power Plant, un impianto con generatori eolici e fotovoltaici da posizionare in mare: il materiale è 10 volte più resistente alla ruggine rispetto all'acciaio e le luci Led favoriscono la crescita del fitoplancton, in grado di assorbire l'anidride carbonica e a Glasgow, in Scozia, l'esperimento delle 'Solar lily pad', ha vinto anche l'International Design Award 2008: si tratta di piccole isole smontabili sistemate lungo il fiume.
Questo elenco mi serviva per spiegare che tutto questo è già possibile (non si tratta di esperimenti) e che con un po' di ingegno si riescono a trovare sempre più modi di produrre energia senza crare "danni" al territorio o all'agricoltura.
Basta volere.

giovedì 20 gennaio 2011

Greenpeace: il contro-spot ironico

L'associazione ambientalista lancia una campagna per replicare con il sarcasmo a quella del Forum a sostegno del ritorno all'atomo. "Quella era una pubblicità scorretta realizzata con i soldi dei contribuenti"

Fonte: La Repubblica

mercoledì 12 gennaio 2011

Rifiuti d'oro

Dissociatore molecolare.
No, non è l'ultima arma montata sull'Enterprise. E' solo il metodo con il quale poter trasformare i rifiuti e le discariche in una miniera d'oro.
A Pisa, l'azienda Belvedere (metà comunale e metà privata) ha costruito il primo impianto con queta tecnologia, impianto da 5 tonnellate al giorno, dove i rifiuti vengono scaldati fino a 500 °C, in assenza di ossigeno. In questo modo le molecole di carta, legno, plastica e sonstanze organiche, non bruciano, ma si scompongono, trasformandosi in miscela gassosa di ossido di carbonio e idrogeno che può essere bruciata direttamente per scaldare il reattore, oppure trasformata, tramite catalizzatori, in metano o idrocarburi liquidi. E cosa resta nel reattore? Solo vetro e metalli riciclabili. Sono già state fatte tutte le prove esprimentazioni e si è confermato l'assenza di diosine o inquinanti vari. In più questo impianto può funzionare nonsolo con rifiuti nuovi, ma anche con quelli "vecchi", in questo modo se mancano rifiuti "freschi", si integrano con quelli già interrati.
Questo di Pisa, già in funzione, è solo uno dei tanti modi di poter riutilizzare i rifiuti.
Poi ce ne sono altri esempi virtuosi in Italia, da Nord a Sud, tipo . . .

Questo impianto di Sogliano, non è all'ultimo grido, è dal '90 in funzione, ma ha reso la comunità libera da rifiuti e con meno tasse da pagare.
Oppure.

O ancora altro esempio di ricerca messa al servizio di tutti.

Io d'altra parte avevo già scritto un articolo su come trasformare i rifiuti in un'opportunità economica nel post Biocarburanti da rifiuti. Ma come si può notare alla base di tutto c'è la RICERCA.
Dopo di che, una volta trovati sistemi che possano evitare discariche su dicariche, ci vorrebbe una volontà politica di trasformare i rifiuti in piccoli giacimenti di petrolio.
Ma una cosa è importante, e lo dico a tutti quelli che leggeranno questo post.
RICICLATE SEMPRE

venerdì 17 dicembre 2010

Ogni cervello in fuga vale 148 milioni di euro

L’esportazione delle “intelligenze” dovrebbe essere un punto d’orgoglio per un paese.
E l’Italia non ha eguali nel comparto. Specie nel settore medico, dove gli ultimi 4 Nobel ‘tricolori’ sono stati premiati sempre per la loro opera in strutture sanitarie e di ricerca non italiane.
Ma il fatto drammatico è che il lavoro intellettuale di qualità porta benefici economici molto rilevanti ai paesi di destinazione e non a quelli di partenza. E, allo stesso tempo, non c’è un movimento in senso inverso: l’Italia non attrae i ricercatori più quotati.

Vediamo in termini concreti cosa significa per il nostro paese la fuga dei ricercatori (centinaia ogni anno) che se ne vanno per trovare laboratori che sostengano i loro studi e ne premino il merito. Lo studio effettuato dall’ICom (Istituto per la Competitività), dice quanti soldi siano fuggiti insieme ai cervelli: dal 1989 ad oggi l’Italia si è lasciata scappare l'icredibile cifra di circa 4 miliardi di euro, cedendoli ai paesi che hanno accolto i nostri talenti, primi tra tutti gli Stati Uniti, seguiti da Francia e Svizzera. Lo studio ha effettuato una valutazione della fuga dei top scientist: ha preso in esame gli ultimi 20 anni, durante i quali sono stati depositati 155 domande di brevetto di cui l’inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all’estero mentre 301 è il numero totale di brevetti a cui i nostri hanno contribuito come membri del team di ricerca. Il valore attuale dei brevetti diretti dai top 20 italiani fuggiti all’estero è di 861 milioni di euro netti e su 20 anni il dato si attesta a 2 miliardi di euro netti. Se si considerano invece tutti i brevetti (inventore principale o membro del team), arriviamo ad un valore di 1,7 miliardi euro e a 3,9 miliardi di euro nell’arco degli ultimi 20 anni, cifra che può essere paragonata all’ultima manovrina correttiva dei conti pubblici annunciata dal governo qualche mese fa.

Il 35 per cento dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca abbandona il paese, fra i primi 100 è addirittura uno su due a scegliere di andarsene perché in Italia non riesce a lavorare.  Nella top 20 dei migliori ricercatori italiani che oggi lavorano all’estero, su cui si basa lo studio presentato, compaiono la migliore scienziata donna, il ricercatore più giovane e il più eclettico. Tra i 20 anche Napoleone Ferrara, l’ultimo dei Lasker Awards per la ricerca clinica (l’ambito premio internazionale che spesso prelude ad un Nobel). Ferrara ha ricevuto il Lasker per i suoi studi su un farmaco che blocca la perdita della vista nei pazienti con degenerazione maculare senile umida, patologia che in passato conduceva alla cecità totale; nel 1988 ha lasciato Catania, dove è nato e ha studiato, per approdare negli Stati Uniti e oggi è il secondo migliore ricercatore italiano in termini di pubblicazioni e di impatto scientifico.

In rapporto alla scarsità di stanziamenti e al fatto che in Italia il numero sia più basso rispetto agli altri principali Paesi del G7 (da noi sono complessivamente 70.000, in Francia 155.000, in Regno Unito 147.000, in Germania 240.000, negli USA 1.150.00, in Canada 90.000 e in Giappone 640.00) i nostri ricercatori possiedono un indice di produttività individuale eccellente con il 2,28 % di pubblicazioni scientifiche. L’Italia è terza dopo l’Inghilterra (3,27%) ed il Canada (2,44%). Dopo di noi ci sono, in ordine, gli Stati Uniti (2,06%), la Francia (1,67%) la Germania (1,62%).

Ma quanto costa al nostro paese lasciare scappare oggi un giovane talento della ricerca? Secondo lo studio dell’ICom’, la valutazione della potenziale perdita di valore è quantificabile in 63 milioni di euro attuali per ogni giovane top scientist che il sistema della ricerca italiana si lascerà sfuggire. Se invece consideriamo la durata totale media di produzione scientifica, la quantità crescerebbe sino a 148 milioni di euro netti (arrivando a più di 200 milioni per uno scienziato specializzato in farmaceutica).

lunedì 29 novembre 2010

Installare un Router è illegale

Scherzo?
No…in realtà leggendo tra le righe di un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 Ottobre si evince che se, ad esempio, attacchi alla rete un router e non sei un installatore iscritto all’albo rischi una sanzione pecuniaria fino a 150.000 Euro…

Un chiaro modo di scrivere con i piedi le norme….
Stiamo parlando dell’Attuazione della direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni”.
In primis la definizione, ai fini del Decreto le apparecchiature terminali sono “le apparecchiature allacciate direttamente o indirettamente all’interfaccia di una rete pubblica di telecomunicazioni per trasmettere, trattare o ricevere informazioni; in entrambi i casi di allacciamento, diretto o indiretto, esso può essere realizzato via cavo, fibra ottica o via elettromagnetica; un allacciamento è indiretto se l’apparecchiatura è interposta fra il terminale e l’interfaccia della rete pubblica;
l’articolo 2 quindi recita che Gli utenti delle reti di comunicazione elettronica sono ten

uti ad affidare i lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), che realizzano l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, ad imprese abilitate secondo le modalità e ai sensi del comma 2.
Ecco il comma 2: Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dello sviluppo economico, adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto volto a disciplinare:

a) la definizione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali che devono possedere le imprese per l’inserimento nell’elenco delle imprese abilitate all’esercizio delle attività di cui al comma 1; [OMISSIS]
Quindi, dulcis in fundo, l’articolo 3 che definisce il quadro sanzionatorio:

chiunque, nei casi individuati dal decreto di cui al comma 2, effettua lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), realizzando l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, in assenza del titolo abilitativo di cui al presente articolo, è assoggettato alla sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000 euro a 150.000 euro, da stabilirsi in equo rapporto alla gravità del fatto.
Quindi se da oggi comprate un router e lo attaccate alla presa Telecom di casa vostra, non essendo un installatore abilitato, al minimo rischiate una sanzione di 15000 Euro.
INFO: Agoravox.it

giovedì 12 agosto 2010

La bufala dell’affare Vendola-Verzé

Riporto questo interessantissimo articolo preso da Agoravox.it

Circola in rete da qualche giorno la notizia, per certi versi clamorosa, secondo la quale la regione Puglia avrebbe finanziato al 100% la costruzione a Taranto di un ospedale privato facente capo a Don Verzè, il dinamico e molto discusso sacerdote diventato negli anni un vero e proprio boss della sanità nazionale. Sbuca da ogni dove, dai social-network rimbalza nei blog e nelle mailing-list, in versione estesa o riassunta con toni sempre più esaltati e si fa strada soprattutto tra i delusi dalla politica, tra il popolo di sinistra, e tra quanti hanno fatto della condivisione delle notizie in rete il metodo principale per conoscere il mondo.

L’origine di questa bufala, un vero e proprio falso, sembra essere un articolo pubblicato sul sito Terra Nostra, dal titolo "Vendola regala 60 milioni a don Verzé, socio di Berlusconi" che dice diverse cose che ai potenziali elettori di Vendola possono risultare indigeste, ma che sono platealmente false. Lo stesso articolo è stato rimaneggiato e riproposto più volte da siti come nuovaresistenza.org, stopthecensure.blogspot.org ed altri ancora, per non parlare di pagine di Facebook seguite da decine di migliaia di persone, fino a dilagare quasi ovunque.

Secondo l’autore: "Il costo del nuovo ospedale polo tecnologico ammonta – per il momento – a 120 milioni di euro, interamente versati dalla Regione Puglia". L’ospedale è stato presentato a inizio articolo con le parole: "Quattrini pubblici per il “San Raffaele del Mediterraneo”: il nuovo mega ospedale privato che sarà realizzato a Taranto dalla fondazione San Raffaele di Luigi Verzé".

Lo stesso autore cade però in contraddizione scrivendo "Terra Nostra ne aveva già scritto in passato: il 28 maggio scorso, a Taranto, si è costituita, in presenza di un notaio, la Fondazione San Raffaele del Mediterraneo, che gestirà il complesso ospedaliero" e qui i lettori attenti avrebbero potuto rilevare una differenza cruciale, anche se per loro ignoranza non si avessero realizzato subito che le leggi del nostro paese non permettono affatto un’operazione del genere. Il resto dell’articolo è fuffa retorica sull’inciucio con i berlusconiani e sulla mancanza di una gara d’appalto, che però non c’entra niente con questo stadio dell’impresa, interessando semmai la costruzione e le forniture del futuro ospedale.

Così com’è chiaro che un’impresa del genere non sia e non sarà affatto "senza controlli" come affermato spensieratamente nell’articolo, i controlli contabili e di legittimità sono gli stessi previsti per imprese del genere dalla legge e sono obbligatori

Perché l’articolo prima dice che l’ospedale sarà realizzato dalla Fondazione San Raffaele e poi spunta una seconda fondazione, appena costituita? È bastato un motore di ricerca per reperire una fonte locale, approfondire e svelare il mistero, confermando l’impressione di partenza che l’articolo fosse un falso clamoroso. Perché Terra Nostra abbia prodotto un tale falso non si sa, il sospetto è che siano partiti in tromba sulle ali di una faciloneria fin troppo diffusa in certi ambienti, certi richiami retorici e certi stilemi (Berlusconi è un nostro dipendente) rimandano all’ingenuo approccio alla politica e al sensazionalismo tipico di tanti gruppi cresciuti all’ombra di Beppe Grillo, sarà forse per questo che dal sito traspare un robusto astio verso Vendola,tre articoli "contro" Vendola su nove in home colpiscono su un sito che si occupa d’ecologia e ne restituiscono l’immagine di un mostro nemico dell’ambiente. Forse Vendola è visto come concorrente politico "naturale" del movimento che a Grillo fa riferimento, ma sono supposizioni di scarsa importanza.

Con queste considerazioni non voglio dire che ci sia malafede manifesta, ma che questo modo di partire in quarta e sparare alto senza curarsi troppo di verificare quel che si dice, non è una novità. Molte delle persone che s’impegnano in queste iniziative (siti, gruppi, organizzazioni) sono tanto naif che spesso si capisce che non sono in grado di afferrare certe sottigliezze e di capire che certe azioni possono risultare controproducenti e pericolose per le stesse idee che vogliono promuovere. È appena il caso di ricodare che lo stesso Grillo; mentore ed esempio di tanti che ne hanno seguito le orme anche al di fuori del suo movimento; nel tempo ha sposato una discreta serie di bufale, portandosi dietro migliaia di persone e poi lasciando cadere tutto nel silenzio quando la verità è emersa incontestabile a provocargli imbarazzo.

C’è poi una robusta produzione di senzazionalismo a sfondo ecologico che indigna tanti puri, ma che rischia di indirizzare l’interesse e le proteste verso falsi bersagli, oltre che di procurare grosse grane a chi si abbandona senza fare attenzione a certi eccessi e ancora più fastidi ai poveri "colpevoli" di nefandezze mai compiute, che occasionalmente vengono additati dagli improvvisati Savonarola.

Ma torniamo all’ospedale e alla "Fondazione Don Verzè per il Mediterraneo", che nella realtà è una fondazione mista pubblico-privata, i soci della quale sono Regione Puglia, Asl di Taranto e Fondazione San Raffaele del Monte Tabor. Una società nella quale la fondazione di Don Verzè è in minoranza, come peraltro è facile intuire dai rispettivi investimenti. Pubblico-privata sarà anche la gestione dell’ospedale, che sarà inquadrato nel Servizio Sanitario Nazionale. I terreni sul quale sarà costruito, insieme a un Polo Tecnologico sono dell’immobiliare del Ministero dell’Economia (ovviamente pubblica), che li conferirà in cambio della concessione dell’edificabilità su altri terreni di sua proprietà, ma non edificabili.

Il finanziamento dell’ospedale non ricadrà affatto solo sulla Regione Puglia, il suo costo stimato è infatti di 210 milioni di euro e, secondo gli accordi, 120 li mette la Regione Puglia, 80 la Fondazione San Raffaele di Don Verzè e gli altri 10 lo stato centrale. Le differenze con la versione di Terra Nostra sono clamorose ed evidenti anche sui conti, che è difficile equivocare. Se non si tratta di malafede dev’essere incapacità di comprendere i testi più elementari unita all’ignoranza crassa delle leggi e delle situazioni che si condannano.

Secondo quanto annunciato, la prima pietrà sarà posata a novembre prossimo e in tre anni Taranto dovrebbe avere un polo ospedaliero d’eccellenza. Una realizzazione in tempo record per gli standard italiani e un tipo d’ospedale del quale al Sud si sente grande bisogno, la mancanza del quale costringe ogni anno molti pazienti a una vera e propria migrazione verso Nord in cerca di cure non disponibili in zona.

Ovviamente nessuno può giurare che tutto andrà per il verso giusto, ma è chiaro che le cose non stanno esattamente come è stato fatto credere a tanti che poi si sono scandalizzati, per quello che è stato presentato come il regalo di denaro pubblico a un berlusconiano di ferro. Tanto più che il PDL locale ha pubblicamente avversato l’accordo, insieme alla cd "sinistra radicale" ritenendo evidentemente che l’opposizione a Vendola paghi di più del sostegno a Don Verzè, che pure è notoriamente vicino al caro leader. Altrettanto ovviamente la questione non è nella scelta politica di uno strumento del genere o sull’opportunità di preferire altri investimenti a questo, qui si tratta di un falso maldestro e calunnioso.

L’anziano boss della sanità privata non raccoglie certo le mie simpatie e non è nuovo al ricevimento di favori da parte della politica, ma l’operazione è plausibile sotto molti punti di vista, sia perché il socio privato porta un know-how di difficile reperimento, sia perchè in italia non è facile trovare partner privati con esperienza nella sanità che siano meno discussi della Fondazione San Raffaele, che dalla sua ha il conseguimento di risultati e standard elevati certificati non solo dagli amici degli amici. Se poi i tempi di realizzazione saranno rispettati, i tre anni previsti sono davvero un tempo brevissimo, ancora di più se confrontati con i tempi medi di realizzazione degli ospedali pubblici in Italia, alcuni dei quali hanno impegnato le amministrazioni per decine d’anni, e molti dei quali; nonostante i tempi biblici; non sono mai stati terminati o terminati solo parzialmente, vittime della pochezza e della volatilità di amministrazioni che nel loro sussegirsi nel tempo vedevano l’affare più nel cantiere perenne, che nel completamento delle opere.

Ora, che Terra Nostra abbia preso un granchio o che si sia lanciata in un’operazione in malafede è poco importante vista la marginalità del sito foggiano, molto più interessante è che da un lato la notizia sia stata diffusa acriticamente come un lampo, nonostante la palese inverosimiglianza, tra una folla fin troppo abituata a non approfondire temi e notizie e fin troppo abituata a rilanciare e diffonderle in rete senza verificarle, ancora di più se eclatanti. Dall’altro lato c’è l’evidenza per la quale, nonostante la notizia abbia sicuramente raggiunto un numero notevole di giornalisti, molti dei quali "di sinistra", nessuno di questi abbia trovato il tempo o la voglia di smentire una bufala tanto evidente e clamorosa.

Un’evidenza che la dice lunga su quanto si presenti in salita la candidatura di Vendola alla Presidenza del Consiglio e sul fatto che, se le cose non cambieranno e se non riuscirà a raccogliere l’accordo dei maggiorenti della sinistra, non può contare nemmeno sul sostegno di quella stampa che dovrebbe guardare con maggior favore alla sua candidatura.

Fonte: Agoravox.it

martedì 11 maggio 2010

The Next City

Le città di domani, ovvero "Next city", saranno città che aiutano il pianeta grazie a un'urbanistica innovativa. Ne sono esempio, Linz, Copenaghen, Stoccolma, Vienna, città europee in cui da tempo si è iniziato a progettare e a realizzare quartieri che, da un uso sostenibile dell'energia, diventano veri e propri modelli di un'urbanistica innovativa. Next city è il concetto delle città di domani, quelle che andrebbero progettate per migliorare la qualità della vita.
Un primo caso è quello di Linz. Un modo di costruire già all'avanguardia vent'anni fa grazie a tecnologie innovative con edifici capaci di minimizzare i consumi energetici ed esaltare la vivibilità degli spazi puntando su illuminazione e circolazione naturale dell'aria. La "solar city" di Pichling è il top, si tratta del quartiere sostenibile di Linz, il cui progetto è iniziato nel 1992 e che ora è divenuto realtà.
Poi è la volta di Copenaghen che dal 1995 al 2005 ha ridotto del 20% le proprie emissioni di CO2 e intende ridurle di un altro 20% entro il 2015. Nella capitale danese non consumano annualmente più di 40 kwh per metro quadrato e i permessi per edificare sono subordinati a una verifica dei progetti su 14 punti che riguardano la sostenibilità: dal bilancio energetico all'uso dell'acqua.Non è da meno Stoccolma: la capitale svedese vuole azzerare le emissioni pro-capite entro il 2050. Interessante è per esempio la "banlieu" di Jrra dove è operativo un progetto massiccio di riqualificazione energetica degli edifici costruiti tra il 1966 e il 1980, per ridurne il consumo medio da 188 a 80 Kwh/mq anno, con la designazione da parte della municipalità di "sportelli energia" e di "responsabile energia" per ogni condominio. Un altro quartiere esempio è Hammerby, sorto bonificando una brownfield (ex area industriale parzialmente contaminata), in cui vengono integrate soluzioni all'avanguardia come, per esempio, le acque reflue che vengono utilizzate per produrre energia attraverso la fermentazione dei residui organici trasformati in biometano, e nei trasporti viene scoraggiato l'uso dell'auto.
Un'altra esperienza limite è Vienna, città caratterizzata da sostanziosi aiuti pubblici all'edilizia (597 milioni di euro all'anno) però a patto che si rispettino i criteri di sostenibilità, come per esempio il "carfree settlement": un progetto di edilizia popolare da 244 appartamenti sostenibilità, ma con soli 24 posti auto.

Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club e di Qualenergia e presidente di Exalto, ha commentato:"Una concezione di urbanistica che è fondamentale se vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti sul medio-lungo termine, come quello di ridurre le emissioni dell' 80% entro il 2050. E' una grande opportunità dal punto di vista sociale ed economico, oltre a essere un notevole motore per l'economia".

venerdì 26 marzo 2010

Firefox 3.6.2 - Risolto bug vecchio un mese

La Release Candidate era stata annunciata nei giorni scorsi ed ora la versione definitiva è già online: Firefox è in distribuzione nella release 3.6.2 (7.8 MB), versione resa necessaria in seguito alla scoperta di una grave vulnerabilità che metteva a rischio la navigazione ormai da un mese.

La segnalazione originaria del bug risale infatti ormai a fine Febbraio, ma Mozilla non ha tenuto in considerazione il tutto poiché, in assenza di indicazioni precise, il problema non era verificabile. Quando l'autore della scoperta Evgeny Legerov ha fornito le informazioni necessarie, però, il team di sviluppo Firefox si è immediatamente messo al lavoro sviluppando in tempi rapidi una soluzione ora pronta al download. Trattasi per Mozilla dell'ottavo aggiornamento dell'anno e la vulnerabilità è descritta come una errata valutazione a livello di WOFF parser nella routine di decompressione di un font (con conseguente overflow).

«Un malintenzionato può usare questa vulnerabilità per mandare in crash il browser della vittima ed eseguire codice arbitrario sul suo sistema». Trattasi però di un bug riscontrabile soltanto nella versione 3.6 del browser, dunque tutte le release antecedenti sono al riparo da ogni pericolo.

«Grazie alla sua sicurezza, alla sua stabilità, alla sua velocità e a molto altro ancora, Firefox si adatta perfettamente al tuo modo di utilizzare il Web. È gratuito e semplice da installare»: sebbene Mozilla descriva così il proprio browser, le istituzioni tedesche hanno preceduto la nuova release con un monito finalizzato a sconsigliare l'uso di Firefox a causa della grave vulnerabilità segnalatasi. La release stabile è stata però anticipata di qualche giorno rispetto a quanto preannunciato ed il monito cade pertanto nel vuoto a poche ore dal rilascio di una 3.6.2 che, oltre a risolvere il grave bug al centro dell'attenzione, sistema anche alcuni problemi di stabilità.

Trattasi di un provvidenziale aggiornamento poichè anticipa di qualche ora la temuta CanSecWest security conference, quando l'attacco ai browser diventa motivo di competizione e possibile grave danno di immagine per i vari browser interessati. Tutti i browser maggiori hanno rilasciato aggiornamenti in questi giorni al fine di risolvere le ultime vulnerabilità emerse: il bug di Legerov è già stato escluso dalla competizione e Firefox 3.6.2 mette in fuorigioco l'exploit pubblico per cui si è posta una pezza. Non saranno comunque giorni tranquilli per gli esperti di sicurezza: dal "Pwn2Own" alle patch il passo sarà necessariamente breve.

FONTE: Digital.it

martedì 16 marzo 2010

Bioenergie. Una carica di risorse rinnovabili. Conferenza internazionale sulla Ricerca sulle Bioenergie a Lecce


Il 18 marzo 2010 si terrà a Lecce, presso l’Università del Salento, la Conferenza internazionale sulla Ricerca sulle Bioenergie dal titolo “Bioenergie. Una carica di risorse rinnovabili”.
Il tema delle bioenergie sarà trattato partendo dal punto di vista della ricerca. Verrà dato spazio alla presentazione delle ricerche degli studenti, protagonisti del futuro della ricerca, al fine di condividere le più recenti esperienze e promuovere la partecipazione attiva delle Università coinvolte nell’iniziativa.


I residui del caffè che hai bevuto stamattina possono produrre 0.5 mJ di energia.

La buccia dell’arancia che hai mangiato a pranzo può produrre 0.9 mJ di energia.

La bustina che hai usato per farti un the caldo può produrre 0.4 mJ di energia.

Le bioenergie sono ovunque intorno a noi!
La conferenza rappresenta il 2° appuntamento con il mondo della ricerca e dell’Università realizzato nell’ambito del progetto “Energythink. Il futuro del Pianeta, gli scenari dell’Energia” ideato grazie ad una partnership tra Eni e Legambiente con l’obiettivo di condividere competenze e valori e di promuovere il dialogo e la conoscenza sui temi energetici globali presso i membri della comunità scientifica, il mondo accademico, le istituzioni e la popolazione
studentesca.

Data la natura e dei temi che trattati nel corso della Conferenza, si è pensato di dedicare uno spazio alla presentazione delle ricerche degli studenti. Saranno ammessi i lavori di ricerca condotti nell’ambito del tema “bioenergie”, con particolare riferimento ai processi di trasformazione avanzati da biomasse sostenibili.

Potranno partecipare gli studenti dell’ultimo anno (tesisti), i dottorandi e gli assegnisti di ricerca e personale non strutturato impegnato in attività di bio-energyricerca di tutte le università italiane provenienti dalle diverse discipline afferenti al tema trattato. Il candidato dovrà presentare un paper di massimo due cartelle (circa 3.600 battute), contenenti un abstract della tesi/ricerca e la coerenza con i temi della Conferenza. La Commissione giudicatrice sarà presieduta dall’Università del Salento e composta da rappresentanti del mondo della ricerca accademica e privata, tra cui esperti di eni e Legambiente.

I migliori elaborati saranno presentati nel corso della sessione pomeridiana della Conferenza.

Programma e ulteriori info su www.energythink.it







Conferenza internazionale
Le Bio-energie. Una carica di risorse rinnovabili
18 Marzo 2010 – ore 9,15
Università del Salento – Aula Y1 Angelo Rizzo, Campus Universitario
Via per Monteroni – Km 4 Lecce

martedì 2 marzo 2010

Windows Phone 7

Il primo Windows Phone 7 sarà un LG, e fin qui nulla di nuovo. La novità, invece, è nell'improvvisa comparsa del telefono con prime immagini provenienti da una inattesa esclusiva giunta in occasione del "The Engadget Show". Qualche scatto ed un video amatoriale, quanto basta per un primo assaggio della futura dimensione Windows per il mobile.



I concetti alla base del nuovo sistema operativo sono stati presentati pochi giorni or sono: buone le impressioni iniziali, ma si è trattata di una presentazione più che altro teorica ed indicante tutta una serie di novità destinate a giungere estesamente sul mercato soltanto nei primi mesi del 2011. Soltanto un esemplare sembra poter giungere sul mercato entro la fine dell'anno, e fin dall'inizio il partner indicato per l'esclusiva è LG. La conferma sembra giungere dal device nelle mani del responsabile Microsoft Aaron Woodman, esemplare che il prossimo Natale avrà la responsabilità di sfidare l'esercito Android, Symbian e, ovviamente, iPhone.

Tastierino QWERTY a scomparsa, dimensioni simili a quelle adottate dalla concorrenza Apple e Google (una sorta di approsimativo standard per gli smartphone ormai), videocamera sul retro con capacità di 5 megapixel. "Back", "Home" e "Search" gli unici pulsanti che affiancano lo schermo touchscreen. Le prime immagini non sembrano chiarire nulla di ulteriore, mentre da Woodman non giunge alcun dettaglio. Una semplice comparsa, un modo per strizzare l'occhiolino all'utenza per dimostrare che il seguito di Windows Mobile 6.5 sarà qualcosa di significativo e non soltanto una rispolverata al brand.



FONTE: Digital.it

martedì 16 giugno 2009

Nokia 1100 dal valore di 25000 dollari


I laboratori Ultrascan hanno saputo confermare le ipotesi dei mesi scorsi: alcuni Nokia 1100 prodotti in Germania hanno un bug che permette la modifica del firmware e l'accesso alla rete con credenziali altrui. Il tutto torna utile a fini di truffaldini.

La conferma giunge grazie alle ricerche Ultrascan: se il Nokia 1100 ha raggiunto quotazioni da capogiro sul mercato dell'usato è perché taluni dispositivi risultano avere una piccola falla al loro interno tale da trasformare il telefono in una sorta di chiave universale per penetrare conti bancari e portare a termine truffe particolarmente ingegnose.

Il Nokia 1100 è un telefono estremamente banale ed estremamente diffuso (200 milioni di unità vendute in un quinquennio ne fanno il telefono più diffuso al mondo). Funzioni minimali, estetica semplice, nessuna funzione avanzata: 100 Euro circa il prezzo di mercato alla sua distribuzione nel 2003. Ciò nonostante alcuni di questi dispositivi sarebbero stati recentemente venduti per quotazioni fino a 25000 dollari. Tale prospettiva ha immediatamente stuzzicato la curiosità di organi di controllo e nell'autunno del 2008 la polizia dei Paesi Bassi ha contattato la Ultrascan per capire cosa stesse succedendo. I riscontri sono stati immediati: il Nokia 1100 è venduto a prezzi di questo tipo poiché diventa un grimaldello unico per effettuare truffe di alto profilo. Ora, a distanza di mesi dalle prime indagini, la Ultrascan Knowledge Process Outsourcing (sussidiaria Ultrascan) è in grado di rivelare i dettagli delle indagini.

Tutto è stato portato a termine con prove dirette sul campo. Sebbene non venga specificato il modello preciso in grado di raggiungere le cifre da capogiro citate (si sa comunque che trattasi di unità prodotte nello stabilimento Nokia di Bochum, in Germania), il Nokia 1100 sarebbe in certi casi violabile, permettendo a chiunque di mettere le mani sul firmware al punto da poterne modificare IMEI (International Mobile Equipment Identity) ed IMSI (International Mobile Subscriber Identity). Per far ciò è necessario un software apposito che sta circolando sul mercato underground e che probabilmente è già stato azionato sui Nokia 1100 in vendita per migliaia di dollari. La modifica è in grado di trasformare il telefonino permettendo di autenticarsi alla Rete con credenziali altrui (mediante SIM clonate).Trattasi di una truffa particolarmente ingegnosa che richiede di avere a disposizione anche nome e password utili ad accedere agli account bancari dell'utente. Tali dati sono però largamente diffusi grazie a tutto ciò che il phishing e lo spam riescono a creare nel tempo (vere e proprie banche dati sono in vendita per offrire tale tipo di credenziali ai malintenzionati che intendono investirvi i propri capitali). Si acquista il software; si acquista il telefonino; si acquistano nome, pass e numero di telefono. A questo punto è possibile accedere all'account bancario riuscendo, tramite un SMS truffaldino, ad ottenere il cosiddetto mTAN (mobile Transaction Authentication Number). L'mTAN è una sorta di password usa e getta che la banca invia al cellulare accreditato così che sia possibile, tramite l'incrocio di nome, pass ed mTAN, entrare nell'account ed effettuare le operazioni desiderate: se tutti e tre i dati sono nelle mani di una persona terza, la truffa è servita.

Nokia rifiuta l'idea per cui il tutto sia praticabile grazie ad una vulnerabilità del telefono, ma è chiaro che deve essersi registrata quantomeno una fuga di notizie affinché il firmware fosse reso trasparente, con la possibilità di modificarne le credenziali e portare avanti il progetto truffaldino. Secondo quanto comunicato, Ultrascan sarebbe ora sulle tracce di quanti stanno utilizzando i Nokia 1100 modificati per portare avanti i propri progetti criminali.

FONTE: Digital.it

domenica 14 giugno 2009

Telecom & Aria, patto sul Wimax


Telecom Italia e Aria hanno firmato un accordo che porta i due gruppi a collaborare sull'estensione della copertura Wimax in Italia. Telecom Italia si assicura così un partner di eccellenza e Aria potrà per contro beneficiare delle infrastrutture Telecom.
Un importante accordo si propone di smuovere le acque stagnanti del Wimax italiano. Dopo il gran parlare sviluppatosi attorno all'asta per l'attribuzione delle frequenze, infatti, il settore si è impantanato attorno ad una serie di situazioni che non hanno favorito in alcun modo l'esplodere della nuova tecnologia. Un accordo tra Telecom Italia e Aria ADSL, però, sembra l'inizio di una nuova storia.

Ne recita l'incipit un comunicato ufficiale diramato direttamente da Telecom:
«Telecom Italia e Aria hanno firmato una serie di accordi che permetteranno di raggiungere una maggiore efficienza ad entrambe le Aziende, di focalizzare le rispettive strategie e di costruire sinergie infrastrutturali, con l'obiettivo di superare il Digital Divide ed estendere l'accesso ad Internet veloce anche in quelle zone del territorio non ancora raggiunte dal servizio ADSL, consentendo ad un numero sempre maggiore di cittadini e di imprese di utilizzare i servizi on line.»
Banda larga e riduzione del digital divide, insomma: manna che piove dal cielo.

L'accordo si sviluppa su di un duplice e reciproco canale:

* «Il primo accordo prevede il diritto d'uso delle frequenze WiMAX di Telecom Italia da parte dell'operatore Aria nelle regioni dell'Italia Centrale e Meridionale quali Abruzzo, Umbria, Lazio, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna, che le sono state assegnate nell'asta conclusa nel febbraio 2008. Al contempo Aria provvederà ad assicurare il raggiungimento della copertura minima prevista, garantendo così gli impegni presi con il Ministero per lo Sviluppo Economico, Dipartimento Comunicazioni. Telecom Italia, nell'ambito dell'accordo, potrà fornire ai propri clienti anche servizi a larga banda su tecnologia WiMAX, grazie all'offerta wholesale "white label" di Aria, su tutto il territorio nazionale»;
* «[...] grazie ad un ulteriore accordo tra le parti, Aria potrà utilizzare le infrastrutture di rete di trasporto di Telecom Italia per la realizzazione della propria rete».

Secondo Oscar Cicchetti, Direttore Domestic Market Operations di Telecom Italia, «L'accordo rappresenta un importante esempio di come la collaborazione tra gli operatori di telecomunicazioni possa concorrere ad un'ulteriore estensione della banda larga e conferma inoltre la nostra attenzione alla diffusione dell'innovazione tecnologica su tutto il territorio nazionale». In tal senso la dimensione Wimax viene pertanto vista come un'estensione alla fibra ottica, una rete complementare in grado di raggiungere capillarmente anche e soprattutto quelle zone ove la fibra non potrebbe arrivare in tempi brevi a causa dei risaputi calcoli costo/opportunità che stanno oggi bloccando gli investimenti Telecom sul territorio nazionale.

Che le acque del Wimax si stiano smuovendo è chiaro anche altrove: Intel ha appena investito 43 milioni di dollari nella UQ Communications per costruire una rete che porti in Giappone velocità da 40Mbps in download e 10Mbps in upload. Tokyo, Kawasaki e Yokohama saranno presto coperte, per giungere quindi al 90% della popolazione nazionale già entro il 2012.

FONTE: Digital.it

lunedì 4 maggio 2009

AnimeDB ha chiuso ! ! !


Circa un mesetto fa il Sito di streaming più famoso e ricco di contenuti, AnimeDB, ha incominciato ad essere irragiungibile. Le prime notizie erano che i server che ospitavano il Portale erano stati danneggiati irrimediabilmente a causa dell’enorme mole di Traffico a cui era sottoposto ogni giorno il sito, e che si stava cercando di ripristinare i vari Server, e inoltre si stava anche effettuando anche un’importante migrazione del Forum verso la PiattaForma VBullettin.

Oggi invece apprendo che AnimeDB ha chiuso definitivamente il suo Portale.

Il motivo di questa chiusura sembra poter essere addebitato alla Fapav (Federazione Italiana AntiPirateria) la quale effettuando pressioni verso il Portale lo ha spinto verso le chiusura definitiva.

E’ una notizia questa che getterà nello sconforto Migliaia e Migliaia di utenti che ogni giorno affollavano il popolare Sito di Streaming, purtroppo non è l’unico sito di Streaming ad essere sparito dal Web, negli ultimi Tempi è battaglia aperta contro le Grandi Multinazionali del Settore Audio/Visivo che cercano in ogni modo di chiudere ogni sito di Streaming presente nel Web.

Un’altro pezzo di Internet Libero che se ne Va!

Da quando AnimeDb non funziona Più migliaia di Utenti del Noto Portale di Streaming (anche io) sono alla ricerca disperata di valide alternative dove poter continuare a visionare Film, TeleFilm, Anime, Spettacoli teatrali, Ecc in Streaming.

Vi lascio a questa corposa lista di Alternative ad AnimeDB (di cui io ne conoscevo 4/5, ma ne utilizzo solo un paio):
  • StreamShare
  • Mondo Warez
  • WebAnime
  • You…& Us
  • LinkStreaming
  • Techissimo Streaming
  • DDL Fantasy
  • Millenium2000
  • Italia Film in streaming
  • Italia Streaming.com
  • AnimeOnline
  • Italia Streaming.net
  • TVdream
  • Vedogratis
  • Download Zone Forum
  • FilmPerTutti
  • SerieTV-Film
  • BestOfWeb
  • Italia Serie
  • Tv-live
  • Media Streaming Solution
  • Stream and Dream
  • Tv Streaming
  • NonDireMaiVideo
  • Lambda Streaming
  • PlayFantasy
  • Film Segnalalo
  • Film Tv Radio
  • Utelio
  • FirstTV
  • ItalianFreeFilm
  • Film-gratis
  • Crazy Up
  • C2asr Streaming
  • Tanto è un tasto!
  • FilmGratuiti
  • Anime TV
  • Omnia Streaming
  • Jeth
  • Nabolister
  • StreamItalia
  • Cine1
  • FilmInStreaming
  • Mistero.it
  • FilmNelWeb
  • CiaoGiffoni
  • ItaliaFilm
  • SharingFreeLive
  • StreamingFilm
  • GuardaFilm
  • AVIStreaming
  • Tamarro Pazzo
  • La Videoteca
  • Play J
  • Europa Film Treasures
  • Cinema sotto le stelle
  • Filmissimo
  • TuttoGratuito
  • MegaTV
  • Atunn
  • CiakPopCorn
  • FilmChePassione
  • RevolutionForum
  • Hynco
  • WorldStreaming


  • INFO: BlogInfo360

    lunedì 27 aprile 2009

    Cluster Maps

    Il 19 aprile scorso, il sito Cluster Maps, mi ha avvisato che, essendo passato un anno dall'attivazione del servizio, e essendo la mia mappa piena di puntini rossi, mi resettavano il tutto ridandomi di nuovo il mondo pulito pulito. Infatti se si va a controllare in basso a sinistra, si noterà che la mappa è quasi tutta pulita e che si sta rincominciando a riempire in base agli IP che visitano il mio sito.
    Però a me piaceva com'era prima, tutto pieno di puntini rossi.
    Andando sul sito di Cluster Maps, ho attivato la funzione full per vedere, solo in quella schermata, tutti i luoghi da dove mi hanno visitato. E questo è il risultato.


    Che bello ! ! !

    mercoledì 22 aprile 2009

    Queen Bohemian Rhapsody Old School Computer Remix

    Una incredibile Bohemian Rapsody dei Queen suonata con hardware da rottamare anni '70.
    Il video, che spopola su YouTube, è stato realizzato usando un Atari 800XL come pianoforte, un Texas Instruments TI-99/4A come chitarra solista, un floppy disk da 8" come basso, uno scanner HP ScanJet 3C per le parti vocali.

    Il risultato è davvero sorprendente!!!



    GENIALE

    sabato 21 marzo 2009

    Roma vs Juventus in streaming

    Allora ecco come da richiesta il link per tutti quelli che vogliono vedersi la partita Roma - Juventus in streaming gratis e non hanno Sky, Mediaset Premium o altre piattaforme di cui non mi interessa niente! Naturalmente adesso non so dire in che linga sia la telecronaca!

    ROMA vs JUVENTUS
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